Un tempo, scrivevo per esigenze di catarsi. E lo scrivere funzionava. Trovavo sempre il tempo per farlo e desideravo farlo.
Al momento non ho tempo, non ne trovo, non ho voglia di scrivere ciò che mi accade. Perchè, poi, sarà sempre qui, da leggere e ricordare. Come se non potessi più scrollarmi di dosso certe sensazioni e come se, scrivendole, diventassero eterne e concrete, materiali, come di legno o di vetro, ad esempio.
Un certo tipo di professione si è rivelata, per me, come la kryptonite per Superman.
In inglese si direbbe "simple as it is": non mi piace. Non ci sono motivazioni nascoste, psicoragioni che devo scoprire. Non-mi-piace; questo l'ho scoperto col tempo, ma ora lo so per certo. Ma non solo, e qui entrano in gioco gli psicodrammi.
Non solo non-mi-piace, e lo so benissimo anche senza darmi il tempo di crescere, provare, imparare; non solo, ma anche: mi crea delle reazioni emotive negativissime, come ansia perenne e panico, infelicità, costante sguardo al domani e alle attività sgradite che dovrò fare per molto, molto tempo, con conseguente mancato godimento dell'oggi e digressione nel futuro malato del mondo del lavoro, nel progressivo aumento della mia età inversamente proporzionale all'entusiasmo dei datori di lavoro che mi assumerebbero senza esperienza, and so on.
Un conto è voler sfidare se stessi e i propri limiti. Un conto è torturarsi ogni giorno, per dimostrare a se stessi che si è stati capaci di sfidare i propri limiti.
Non so dove sia il confine e non so a che punto di questo continuum io mi trovi al momento.
So per certo che torturarmi in questo modo mi ha inaridita, spenta, mi ha fatto mettere in dubbio me stessa, le mie conquiste, i miei meriti, le mie capacità, le mie certezze - persino quella, basilare, di essere una brava e valida persona: perchè una brava e valida persona svolge seriamente il proprio lavoro, qualsiasi esso sia e a qualsiasi livello di gradimento appartenga; una brava e valida persona ha senso del dovere e forza per non piangersi addosso, dunque supera brillantemente anche i momenti peggiori.
Fare ogni giorno qualcosa che non solo non-ti-piace, ma che odi, è quanto di più dannoso una persona possa fare contro se stessa.
Nessuno dovrebbe punirsi in questo modo.
Da oggi "wildrealm" parla di come Vale abbia scoperto all'improvviso di non essere come pensava, e della sua ricerca della vera identità.
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lunedì 7 giugno 2010
martedì 9 marzo 2010
Neve
E nevica ancora. Metafora dell'inverno lungo che non finisce mai. Il mio inverno non finisce mai!
Sono sempre alla ricerca dell'equilibrio e credevo di averlo trovato, invece pare che io dia l'impressione di non avere le palle quadrate che ho dimostrato in altre occasioni.
Ho scambiato il rispetto per deferenza e non sono stata ferma e chiara sin dall'inizio, così ora, se provo ad esserlo, mi si vede agitata.
Abituo troppo bene chiunque!
Sono sempre alla ricerca dell'equilibrio e credevo di averlo trovato, invece pare che io dia l'impressione di non avere le palle quadrate che ho dimostrato in altre occasioni.
Ho scambiato il rispetto per deferenza e non sono stata ferma e chiara sin dall'inizio, così ora, se provo ad esserlo, mi si vede agitata.
Abituo troppo bene chiunque!
giovedì 25 febbraio 2010
Mi è passato il sonno...
...e mi sono venuti in mente mille pensieri.
Ultimamente sono sulle montagne russe dell'umore: un momento gioisco dell'opportunità di aiutare davvero le persone con il mio lavoro, il momento successivo mi prende il panico su cosa ne sarà del mio futuro economico, e qui entra in gioco l'orgoglio di non farmi mai mantenere dando un contributo almeno della metà alla gestione familiare.
Penso a chi è insensibile e piuttosto stronzetto e piuttosto consapevole nel mettermi i bastoni tra le ruote per emergere, senza sapere che nessuno lo noterà mai, e penso che adesso non me ne starò zitta e buona in virtù del fatto che sono l'ultima arrivata e ho rispetto per chi ha esperienza, perchè l'ultima arrivata non coincide necessariamente con la cogliona che continua a farsi inculare dopo essersi resa conto che la stanno inculando.
Vado continuamente su e giù e non nel modo che sarebbe preferibile.
Sono stanca.
Farsi rispettare richiede per forza di passare per pignoli e stronzi?
Qui sono in una situazione in cui ho ragione al mille per cento, ma le consuetudini tollerate abbassano la mia percentuale al cinquanta. E i capi non intervengono, ma tollerano, giustificano.
Posso farmi rovinare tutte le giornate da una collega malata di manie di protagonismo che, ignorando bellamente ciò che l'azienda le richiede, si mangia il mio stipendio per poter dire al capo "sono stata brava, ho chiuso tanti contratti"?
Ultimamente sono sulle montagne russe dell'umore: un momento gioisco dell'opportunità di aiutare davvero le persone con il mio lavoro, il momento successivo mi prende il panico su cosa ne sarà del mio futuro economico, e qui entra in gioco l'orgoglio di non farmi mai mantenere dando un contributo almeno della metà alla gestione familiare.
Penso a chi è insensibile e piuttosto stronzetto e piuttosto consapevole nel mettermi i bastoni tra le ruote per emergere, senza sapere che nessuno lo noterà mai, e penso che adesso non me ne starò zitta e buona in virtù del fatto che sono l'ultima arrivata e ho rispetto per chi ha esperienza, perchè l'ultima arrivata non coincide necessariamente con la cogliona che continua a farsi inculare dopo essersi resa conto che la stanno inculando.
Vado continuamente su e giù e non nel modo che sarebbe preferibile.
Sono stanca.
Farsi rispettare richiede per forza di passare per pignoli e stronzi?
Qui sono in una situazione in cui ho ragione al mille per cento, ma le consuetudini tollerate abbassano la mia percentuale al cinquanta. E i capi non intervengono, ma tollerano, giustificano.
Posso farmi rovinare tutte le giornate da una collega malata di manie di protagonismo che, ignorando bellamente ciò che l'azienda le richiede, si mangia il mio stipendio per poter dire al capo "sono stata brava, ho chiuso tanti contratti"?
martedì 2 febbraio 2010
Parole sante!
Il blog di Michele Smargiassi, che ho scoperto oggi sul sito di Repubblica, mi dà uno spunto di riflessione sul mio lavoro. Scrive Smargiassi, a proposito dei controllori di Trenitalia:
Ma ho sempre fatto in modo di non prendermela con la persona del ferroviere, comprendendo benissimo che questa categoria di lavoratori si trova costretta fra l'incudine e il martello: rappresenta l'azienda (e non può farne a meno, portandone il nome cucito sul petto della giacca) ed è ormai l'unico a farlo frontalmente nei confronti di una clientela sempre più esasperata: gli uffici informazioni e reclami stanno chiudendo uno a uno ed è sempre più difficile parlare con esseri umani quando ci si rivolge a Trenitalia. Restano solo loro, che a volte (intuisco) vorrebbero dire cose diverse da quelle che sono tenuti a dire.
Smargiassi, (forse) senza saperlo, ha colto precisamente il sentimento di molti, moltissimi assicuratori come me.
Rappresentanti di una compagnia che, in quanto tale, è una vera e propria azienda con obiettivi economici in base ai quali stabilisce il prezzo dei propri prodotti/servizi; e interfaccia con i clienti, che percepiscono invece l'assicurazione come una tassa e il servizio assicurativo come un servizio pubblico - cosa che non è.
Lungi da me la difesa della compagnia, devo tuttavia ammettere anch'io che non andrei mai in un negozio privato ad accusare il commerciante di aver alzato i prezzi, nè lo insulterei per questo. Se vuoi il mio vestito, paghi il mio prezzo; altrimenti, è così facile entrare in un altro negozio!
Il mio mestiere, a volte, è irto di difficoltà.
venerdì 11 dicembre 2009
What if...
Odio quando qualcuno fa vacillare le mie (poche) certezze. Siccome sono poche, appunto.
Sono poche anche le volte in cui cerco di impormi o di affermare, quantomeno di non far affondare, la mia idea. Perchè ne sono così convinta che, se sei tanto arrogante da non prenderla nemmeno in considerazione, non vale la pena discuterne con te.
Dunque, checchè mi si dica, questa volta non ho fatto nulla di male se non essere eccessivamente disponibile e sperare che questo gesto fosse ricambiato (Tranquillo è morto inculato, come tutti sanno... anche BuonoEGentile è morto inculato, ma non tutti lo sanno).
Siccome bisogna sempre prima guardare nel proprio giardino e poi criticare quello altrui, idea su cui concordo, sono qui per dire: "Miseriaccia, ho già pulito, diserbato, riqualificato, spolverato, ricoltivato il mio giardino e adesso sto fucking criticando quello degli altriii!!" (essere anglofona, alla Debra Morgan, mi aiuterebbe a evitare frasi cacofoniche come quella che precede).
Detto questo, mi è sorto un terribile dubbio.
Sono sempre stata secchioncella, quantomeno studiosa per prendere il bel voto, quante ore di studio non importava purchè il risultato fosse confortante come lo desideravo. Puntualmente ottenevo quello che volevo.
Cosa mi succede adesso? Io non ho voglia di lavorare. Sono una che non ha voglia di lavorare?
Preferisco sempre la vacanza al lavoro, il che è piuttosto ovvio, ma per capire il mio caso provate a esasperare il concetto. Io vivo nell'attesa delle vacanze, ecco. O del weekend.
Un tempo ero studiosa e mettevo tutto il mio impegno e mi piaceva perchè mi faceva sentire a posto con la coscienza, soddisfatta di me, in pieno controllo della situazione.
Non sarò mica cresciuta come una che non ha voglia di fare un cazzo, vero?

Sono poche anche le volte in cui cerco di impormi o di affermare, quantomeno di non far affondare, la mia idea. Perchè ne sono così convinta che, se sei tanto arrogante da non prenderla nemmeno in considerazione, non vale la pena discuterne con te.
Dunque, checchè mi si dica, questa volta non ho fatto nulla di male se non essere eccessivamente disponibile e sperare che questo gesto fosse ricambiato (Tranquillo è morto inculato, come tutti sanno... anche BuonoEGentile è morto inculato, ma non tutti lo sanno).
Siccome bisogna sempre prima guardare nel proprio giardino e poi criticare quello altrui, idea su cui concordo, sono qui per dire: "Miseriaccia, ho già pulito, diserbato, riqualificato, spolverato, ricoltivato il mio giardino e adesso sto fucking criticando quello degli altriii!!" (essere anglofona, alla Debra Morgan, mi aiuterebbe a evitare frasi cacofoniche come quella che precede).
Detto questo, mi è sorto un terribile dubbio.
Sono sempre stata secchioncella, quantomeno studiosa per prendere il bel voto, quante ore di studio non importava purchè il risultato fosse confortante come lo desideravo. Puntualmente ottenevo quello che volevo.
Cosa mi succede adesso? Io non ho voglia di lavorare. Sono una che non ha voglia di lavorare?
Preferisco sempre la vacanza al lavoro, il che è piuttosto ovvio, ma per capire il mio caso provate a esasperare il concetto. Io vivo nell'attesa delle vacanze, ecco. O del weekend.
Un tempo ero studiosa e mettevo tutto il mio impegno e mi piaceva perchè mi faceva sentire a posto con la coscienza, soddisfatta di me, in pieno controllo della situazione.
Non sarò mica cresciuta come una che non ha voglia di fare un cazzo, vero?
sabato 5 dicembre 2009
Ponte, bridge, holiday?
Come e quanto la semplice sostituzione di una batteria al litio possa cambiare le mie abitudini è una recente e piacevole scoperta.
Finalmente weekend, coccole e silenzio. Detesto parlare con i clienti - preferisco lavorare tutto il giorno da sola!
Naturalmente, siccome tutto il mondo fa il ponte, la mia professione non prevede vacanze mai.
Ma va bene così, se devo essere punita per qualcosa va bene che almeno mi paghino, per quanto la remunerazione sia una miseria.
Non sono già ubriaca "di prima mattina". Devo però evitare che i pensieri escano senza essere ricordati, quindi li scrivo quando emergono.
Finalmente weekend, coccole e silenzio. Detesto parlare con i clienti - preferisco lavorare tutto il giorno da sola!
Naturalmente, siccome tutto il mondo fa il ponte, la mia professione non prevede vacanze mai.
Ma va bene così, se devo essere punita per qualcosa va bene che almeno mi paghino, per quanto la remunerazione sia una miseria.
Non sono già ubriaca "di prima mattina". Devo però evitare che i pensieri escano senza essere ricordati, quindi li scrivo quando emergono.
lunedì 12 ottobre 2009
Càpita
Capitano queste giornate in cui esci dall'ufficio dicendo "vado che ha smesso di piovere, prima che torni giù il diluvio" e, immediatamente dopo aver chiuso la portiera dell'auto, inizia il secondo diluvio universale, che ha pensato - bene - di risparmiarti per UN secondo.
Capita poi che entrino in agenzia due persone che quel giorno hanno bisogno esattamente di ciò che tu vuoi vendere loro quindi, senza alcuno sforzo, vendi l'invendibile.
(Purtroppo) domani è un altro giorno!

Capita poi che entrino in agenzia due persone che quel giorno hanno bisogno esattamente di ciò che tu vuoi vendere loro quindi, senza alcuno sforzo, vendi l'invendibile.
(Purtroppo) domani è un altro giorno!
mercoledì 3 dicembre 2008
tacchi violenti
in questo mese di assenza ho pensato a molte cose.
sono una persona vera e tutte le mie azioni e reazioni sono spontanee, non ti so mentire. la trovo una cosa che mi differenzia, nel bene e nel male, da tutti gli altri. ma onestamente lo ritengo un pregio.
molte cose sono cambiate e le persone hanno mostrato - anche in questo caso nel bene e nel male - facce diverse da quelle che credevo.
stamattina, su un paio di tacchi violenti, vedevo prendere vita qualcosa che ho contribuito a rendere possibile.
domani, però, niente tacchi troppo alti.
sono ancora in ufficio ed è quasi ora di cena. ci resterò almeno un altro paio d'ore.
sono stanca morta e ho bisogno di dormire, ma basterebbe anche vedere le lamborghini.
mi sentirei un po' più vicina a te.
sono una persona vera e tutte le mie azioni e reazioni sono spontanee, non ti so mentire. la trovo una cosa che mi differenzia, nel bene e nel male, da tutti gli altri. ma onestamente lo ritengo un pregio.
molte cose sono cambiate e le persone hanno mostrato - anche in questo caso nel bene e nel male - facce diverse da quelle che credevo.
stamattina, su un paio di tacchi violenti, vedevo prendere vita qualcosa che ho contribuito a rendere possibile.
domani, però, niente tacchi troppo alti.
sono ancora in ufficio ed è quasi ora di cena. ci resterò almeno un altro paio d'ore.
sono stanca morta e ho bisogno di dormire, ma basterebbe anche vedere le lamborghini.
mi sentirei un po' più vicina a te.
giovedì 23 ottobre 2008
ma...
oggi sono dell'umore che non vedo l'ora che finisca.
vorrei essere trattata come una persona con poca esperienza, non come una con poco cervello.
ho anche scoperto che, per alcuni, le due cose coincidono.
mi sono stancata del fatto che il mio non rispondere quando mi si tratta male sia scambiato per mancanza di palle.
e prima o poi risponderò, purtroppo: mi conosco. e non sarà bello (è una di quelle occasioni in cui vorrei tagliarmi la lingua).
mi sono anche stancata che le persone si prendano libertà che a me non sembra di dare loro, anche se si tratta solo di reiterare una battuta - alla quale, ovviamente, non ho risposto.
il pensiero che mi rinfranca è quello per cui mi siedo, in silenzio, e pazientemente aspetto sulla riva del fiume.
aspetto...
vorrei essere trattata come una persona con poca esperienza, non come una con poco cervello.
ho anche scoperto che, per alcuni, le due cose coincidono.
mi sono stancata del fatto che il mio non rispondere quando mi si tratta male sia scambiato per mancanza di palle.
e prima o poi risponderò, purtroppo: mi conosco. e non sarà bello (è una di quelle occasioni in cui vorrei tagliarmi la lingua).
mi sono anche stancata che le persone si prendano libertà che a me non sembra di dare loro, anche se si tratta solo di reiterare una battuta - alla quale, ovviamente, non ho risposto.
il pensiero che mi rinfranca è quello per cui mi siedo, in silenzio, e pazientemente aspetto sulla riva del fiume.
aspetto...
martedì 21 ottobre 2008
complessi
ho giusto scoperto di avere un vaghissimo complesso d'inferiorità rispetto alla mia collega stagista. lei non fuma, se non sono io a chiederglielo non fa neanche la pausa - prende il caffè-macchinetta e lo beve mentre rassegna una rivista, appena suona un telefono, e io sono solo riuscita a voltarmi per capire da che parte, lei è già attaccata alla cornetta con blocco e penna in mano. insomma, il non plus ultra dell'efficienza in una ragazza anche alla mano e simpatica.
stamattina lei non c'è e io mi sento la regina dell'ufficio.
ho un modo di lavorare diverso: sono meno scattante ma credo, in alcune cose, di essere più accurata.
secondo me siamo un'ottima squadra, ma mi sono accorta che quando non c'è io lavoro con più tranquillità, o con meno ansia. mi sento più polleggiata e più sicura.
boh.
stamattina lei non c'è e io mi sento la regina dell'ufficio.
ho un modo di lavorare diverso: sono meno scattante ma credo, in alcune cose, di essere più accurata.
secondo me siamo un'ottima squadra, ma mi sono accorta che quando non c'è io lavoro con più tranquillità, o con meno ansia. mi sento più polleggiata e più sicura.
boh.
mercoledì 15 ottobre 2008
lì, sempre lì, lì nel mezzo
una vita da mediano, da chi segna sempre poco, che il pallone devi darlo a chi finalizza il gioco.
ho passato tutta la vita nella selva dei mediocri. forse tra i mediocri eccellevo, è vero.
ma io vorrei eccellere tra gli eccellenti.
ambizione.
ho passato tutta la vita nella selva dei mediocri. forse tra i mediocri eccellevo, è vero.
ma io vorrei eccellere tra gli eccellenti.
ambizione.
lunedì 13 ottobre 2008
le parole sono finestre o muri? dipende da come le usi.
almeno so che nessuno mi deruberà mentre uso il bancomat: nel mio conto ci saranno sì e no sei euro e ventiquattro centesimi.
secondariamente, consiglio a tutti il seguente libro: "Le parole sono finestre (oppure muri)" di Marshall B. Rosenberg. già dai primi capitoli infonde molta fiducia in se stessi e voglia di rivedere le proprie prospettive.
aiuta soprattutto quando si sta andando in ufficio a stressarsi.
ad ogni modo, per invogliarvi...
la comunicazione violenta, cioè priva di empatia, deriva da alcuni fattori:
- dal giudizio moralistico, che tutti siamo portati ad esprimere su qualsiasi cosa e su chiunque, per come è fatto l'essere umano;
- dal fare continuamente paragoni;
- dal confondere osservazione e valutazione (spesso sosteniamo di aver descritto un fatto accaduto, ma in realtà ne stiamo dando una personale valutazione; e per molti non è facile capire che lo stanno facendo);
- dal negare le proprie responsabilità, ad esempio con frasi come "mi fai sentire male!" (tua responsabilità emotiva) o "sto facendo questa cosa perchè devo" (anzichè: "scelgo di fare ciò perchè non voglio perdere il posto di lavoro");
- dall'avanzare pretese al posto di richieste.
Come si giunge a una comunicazione empatica che implichi uno scambio profondo con l'altro?
Rosenberg consiglia un processo in quattro fasi:
1. osservare i fatti e descriverli
2. dire apertamente quali sono i nostri sentimenti riguardo ai fatti in esame
3. capire quali bisogni sono legati a quei sentimenti
4. formulare richieste precise relative a tali bisogni.
ad esempio, non "mi fai sentire male quando non vuoi mai stare insieme a me ma preferisci i tuoi amici", ma "quando mi telefoni e dici che preferisci uscire con gli amici piuttosto che con me, io mi sento triste e abbandonata, mentre avrei bisogno di sentirti più presente e più entusiasta; potresti dimostrarmi più spesso i tuoi sentimenti?".
ma quanto è costruttivo tutto ciò??
secondariamente, consiglio a tutti il seguente libro: "Le parole sono finestre (oppure muri)" di Marshall B. Rosenberg. già dai primi capitoli infonde molta fiducia in se stessi e voglia di rivedere le proprie prospettive.
aiuta soprattutto quando si sta andando in ufficio a stressarsi.
ad ogni modo, per invogliarvi...
la comunicazione violenta, cioè priva di empatia, deriva da alcuni fattori:
- dal giudizio moralistico, che tutti siamo portati ad esprimere su qualsiasi cosa e su chiunque, per come è fatto l'essere umano;
- dal fare continuamente paragoni;
- dal confondere osservazione e valutazione (spesso sosteniamo di aver descritto un fatto accaduto, ma in realtà ne stiamo dando una personale valutazione; e per molti non è facile capire che lo stanno facendo);
- dal negare le proprie responsabilità, ad esempio con frasi come "mi fai sentire male!" (tua responsabilità emotiva) o "sto facendo questa cosa perchè devo" (anzichè: "scelgo di fare ciò perchè non voglio perdere il posto di lavoro");
- dall'avanzare pretese al posto di richieste.
Come si giunge a una comunicazione empatica che implichi uno scambio profondo con l'altro?
Rosenberg consiglia un processo in quattro fasi:
1. osservare i fatti e descriverli
2. dire apertamente quali sono i nostri sentimenti riguardo ai fatti in esame
3. capire quali bisogni sono legati a quei sentimenti
4. formulare richieste precise relative a tali bisogni.
ad esempio, non "mi fai sentire male quando non vuoi mai stare insieme a me ma preferisci i tuoi amici", ma "quando mi telefoni e dici che preferisci uscire con gli amici piuttosto che con me, io mi sento triste e abbandonata, mentre avrei bisogno di sentirti più presente e più entusiasta; potresti dimostrarmi più spesso i tuoi sentimenti?".
ma quanto è costruttivo tutto ciò??
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