Da oggi "wildrealm" parla di come Vale abbia scoperto all'improvviso di non essere come pensava, e della sua ricerca della vera identità.
venerdì 12 febbraio 2010
Cose preziose
Alcune cose preziose non andrebbero mai perse. Si dovrebbe ritrovarle, magari sforzandosi di riportare se stessi a uno sguardo obiettivo.
lunedì 8 febbraio 2010
Paura
Il mondo qui fuori, qui fuori dal mio bozzolo caldo e accogliente, dove nessuno sa che esisto se non lo voglio io, quel mondo, con tutte le schifezze che succedono, mi fa una paura fottuta.
domenica 7 febbraio 2010
"Non siamo padroni della nostra vita"
dice Benedetto XVI appollaiato sul davanzale della finestra, rivolto a una folla di fedeli che inneggiano alla vita.
Molto bene.
Non siamo padroni della nostra vita!? Ma che insegnamento è? Il catechismo ci insegna che dobbiamo metterla al servizio di Dio, all'incirca, se non ricordo male.
Ma il catechismo è comunque espressione di ciò che la Chiesa vuole che venga detto, dell'indottrinamento. É un'interpretazione e purtroppo pochissimi, tra quelli che credono e praticano, se ne rendono conto.
Pochissimi capiscono cosa significa che un testo è "aperto", semioticamente parlando; non si pongono il problema, non sanno che questa possibilità esiste, dunque quando sentono dire "è scritto nella Bibbia" non si fanno ulteriori domande.
Purtroppo è difficile infinocchiare con questa robetta retorica chi ha un'istruzione superiore e, oserei dire, chi ha studiato semiotica, la scienza del segno e della sua interpretazione.
Per la semiotica, tutto è testo, dunque tutto è intepretabile - è ciò che la psicologia dice in altre parole, cioè che ogni persona reagisce diversamente a situazioni-tipo perchè ogni persona percepisce diversamente tali situazioni.
Non esiste una ragione, non esiste un torto, non esiste un'intepretazione giusta più di altre, ma esistono le interpretazioni sbagliate, che Eco chiama "abusi". Ogni testo pone i confini di se stesso: all'interno di tali confini, sei libero di interpretare; se ne esci, stai violentando il testo, cercando di adattarlo a ciò che vuoi dire.
Ecco, che la Chiesa oggi si permetta di contrastare la medicina, incitando alla diffusione di malattie piuttosto che alla loro prevenzione, in nome di chissà quale riga della Bibbia, ecco: questo mi fa incazzare.
Rispetto chi crede in questo modo così profondo e totale, ma credo che non sia più possibile, nel 2010, sottomettersi a certi principi senza farsi e fare davvero del male.
Cosa credo? Credo di essere una persona buona, che cerca di non fare male a nessuno, che non vuole imporre i propri principi ma vive nella tolleranza, che prova sempre a superare i propri limiti. E credo anche che Dio mi ami, perchè sono una brava persona, e che non abbia smesso di farlo perchè ho fatto sesso, perchè mi sono protetta da gravidanze indesiderate, perchè credo nella libertà di ognuno di fare della propria vita ciò che vuole.
Se qualcuno crede che, invece, io viva nel peccato e che, per questo, Dio mi ami di meno, si faccia avanti.
Riprendiamo le nostre vite in mano!
Molto bene.
Non siamo padroni della nostra vita!? Ma che insegnamento è? Il catechismo ci insegna che dobbiamo metterla al servizio di Dio, all'incirca, se non ricordo male.
Ma il catechismo è comunque espressione di ciò che la Chiesa vuole che venga detto, dell'indottrinamento. É un'interpretazione e purtroppo pochissimi, tra quelli che credono e praticano, se ne rendono conto.
Pochissimi capiscono cosa significa che un testo è "aperto", semioticamente parlando; non si pongono il problema, non sanno che questa possibilità esiste, dunque quando sentono dire "è scritto nella Bibbia" non si fanno ulteriori domande.
Purtroppo è difficile infinocchiare con questa robetta retorica chi ha un'istruzione superiore e, oserei dire, chi ha studiato semiotica, la scienza del segno e della sua interpretazione.
Per la semiotica, tutto è testo, dunque tutto è intepretabile - è ciò che la psicologia dice in altre parole, cioè che ogni persona reagisce diversamente a situazioni-tipo perchè ogni persona percepisce diversamente tali situazioni.
Non esiste una ragione, non esiste un torto, non esiste un'intepretazione giusta più di altre, ma esistono le interpretazioni sbagliate, che Eco chiama "abusi". Ogni testo pone i confini di se stesso: all'interno di tali confini, sei libero di interpretare; se ne esci, stai violentando il testo, cercando di adattarlo a ciò che vuoi dire.
Ecco, che la Chiesa oggi si permetta di contrastare la medicina, incitando alla diffusione di malattie piuttosto che alla loro prevenzione, in nome di chissà quale riga della Bibbia, ecco: questo mi fa incazzare.
Rispetto chi crede in questo modo così profondo e totale, ma credo che non sia più possibile, nel 2010, sottomettersi a certi principi senza farsi e fare davvero del male.
Cosa credo? Credo di essere una persona buona, che cerca di non fare male a nessuno, che non vuole imporre i propri principi ma vive nella tolleranza, che prova sempre a superare i propri limiti. E credo anche che Dio mi ami, perchè sono una brava persona, e che non abbia smesso di farlo perchè ho fatto sesso, perchè mi sono protetta da gravidanze indesiderate, perchè credo nella libertà di ognuno di fare della propria vita ciò che vuole.
Se qualcuno crede che, invece, io viva nel peccato e che, per questo, Dio mi ami di meno, si faccia avanti.
Riprendiamo le nostre vite in mano!
giovedì 4 febbraio 2010
La gioventù nel 2010
Ecco in arrivo il tipico discorso bigotto e antico "ai miei tempi non era così". O forse no? Vediamo...
Prendo il 19 e scendo in piazza Bracci, vengo investita da una folla di studenti che non si vede l'orizzonte sopra le loro teste - e questo significa solo che io sono, come sono sempre stata, più bassa della media.
Le ragazze, con varietà d'abbigliamento che possono piacere o meno, cercano però di personalizzare con tocchi di colore e dettagli; sono i ragazzi che mi hanno letteralmente sconvolta!
Ho pensato «qualcosa, negli ultimi dieci anni, ha iniziato a girare al contrario».
Nel 2000 d.C., nel pieno dell'era paleo-qualcosa (così sembra, a riguardarsi indietro e a pensare che sono già passati dieci anni), i ragazzi erano una massa informe di jeans e magliette. Non così male.
Preferisco, in linea di principio, quanto succede adesso: ragazzi che curano i dettagli anche in modo un po' femminile.
Ma non posso sopportare:
- frangiona alla "sgnoccola della casa del grande fratello" (ricordo che parliamo di maschietti) ingellata e immobile, con ciuffi ordinatamente spettinati sulla sommità della testolina; il tutto accompagnato da un ebete sguardo alla "Edward Cullen wannabe" che non ti riesce, perchè non sei Robert Pattinson!
- pantaloni con il cavallo basso, ok; culi di fuori, per carità, no!
- regolari sputi per terra, chissà cosa stavi masticando ma non lo voglio sapere;
- bestemmie, perchè fa più figo che dire "cazzo-figa-porca-puttana-stronza", e se non sei il più volgare di tutti non sei il più figo di tutti. Se non sei profondamente razzista, poi, sei troppo un loser! Quando passa il marocchino devi borbottare tra te e te, o sussurrare all'orecchio dell'amico "che brut quel, ne**o di me**a".
Sembrano i tronisti, questi ragazzotti che mi hanno sommersa oggi... e non so se proprio li invidio: hanno una consapevolezza, riguardo all'apparenza che domina la nostra società, che io alla loro età non avevo per niente e vivevo, (pseudo)serena, delle mie passioni adolescenziali nelle mie maniche che nascondevano le mani.
p.s. A chi vede in tutto ciò un'invidia della giovane età, vorrei ricordare che a Los Angeles, non più tardi di tre mesi fa, mi hanno chiesto i documenti prima di servirmi una birra. ;-)
p.p.s. So che questo dei documenti è diventato uno dei miei monotemi, ma mi rende molto fiera, quindi va bene.
martedì 2 febbraio 2010
Parole sante!
Il blog di Michele Smargiassi, che ho scoperto oggi sul sito di Repubblica, mi dà uno spunto di riflessione sul mio lavoro. Scrive Smargiassi, a proposito dei controllori di Trenitalia:
Ma ho sempre fatto in modo di non prendermela con la persona del ferroviere, comprendendo benissimo che questa categoria di lavoratori si trova costretta fra l'incudine e il martello: rappresenta l'azienda (e non può farne a meno, portandone il nome cucito sul petto della giacca) ed è ormai l'unico a farlo frontalmente nei confronti di una clientela sempre più esasperata: gli uffici informazioni e reclami stanno chiudendo uno a uno ed è sempre più difficile parlare con esseri umani quando ci si rivolge a Trenitalia. Restano solo loro, che a volte (intuisco) vorrebbero dire cose diverse da quelle che sono tenuti a dire.
Smargiassi, (forse) senza saperlo, ha colto precisamente il sentimento di molti, moltissimi assicuratori come me.
Rappresentanti di una compagnia che, in quanto tale, è una vera e propria azienda con obiettivi economici in base ai quali stabilisce il prezzo dei propri prodotti/servizi; e interfaccia con i clienti, che percepiscono invece l'assicurazione come una tassa e il servizio assicurativo come un servizio pubblico - cosa che non è.
Lungi da me la difesa della compagnia, devo tuttavia ammettere anch'io che non andrei mai in un negozio privato ad accusare il commerciante di aver alzato i prezzi, nè lo insulterei per questo. Se vuoi il mio vestito, paghi il mio prezzo; altrimenti, è così facile entrare in un altro negozio!
Il mio mestiere, a volte, è irto di difficoltà.
lunedì 1 febbraio 2010
Mediocrità
Certi meccanismi del mondo del lavoro mi fanno sentire così mediocre... molte persone che conosco trovano lavoro, allora credo abbiano qualcosa di speciale! Io sto facendo la gavetta, ho quattro anni di lavoro alle spalle, eppure non ho esperienza sufficiente per risultare interessante nel mio settore. Cosa mi manca? Cosa ho studiato a fare?

Riderci su?
Siccome in quest'ultimo periodo della mia vita sto provando a prendermi meno sul serio, tentando ad esempio di partecipare a discorsi maschili su rutti e flatulenze, mi fa sorridere un articolo del Corriere.it di oggi, che titola "La Bruni offesa non va a Sanremo" e prosegue in sommario "Veto dell'Eliseo per un brano in gara che sbeffeggia Sarkozy".
La colpa è tutta di Simone Cristicchi, che nel brano "Meno male" recita "Ma meno male che c'è Carla Bruni. Siamo fatti così, Sarkonò, Sarkosi... se si parla di te il problema non c'è".
Che l'Eliseo sprechi tempo a porre veti di questo spessore non è affar mio ma dei francesi; che ci si offenda per una frase che non è offensiva nè calunniatoria ma ironica - come nel tipico stile cui Cristicchi ci ha abituati - mi pare espressione inequivocabile di un eccessivo prendersi sul serio... quanto sarebbe più classy una premiere dame che si presenta lo stesso a fare quello che deve, cioè cantare?
Be stupid
Segnalo un'analisi critica e interessante della campagna stampa di Diesel, sul blog della mia ex professoressa di Semiotica Giovanna Cosenza: cliccate qui.
domenica 31 gennaio 2010
Fenomenologia del reclamo
Quando devo andare in centro, da brava cittadina e persona piena di senso civico, uso l'autobus (non è vero, lo ammetto. Non si può entrare in centro in auto e comunque non sono una persona che ama impazzire alla ricerca di un parcheggio).
Quando uso l'autobus, metto le cuffie e lascio liberi i pensieri. I quali, in questo caso particolare, si sono forse accaniti contro di me riportandomi alla mente uno dei momenti per me più difficili del 2009: il taglio dei capelli.
Come chi ha un tesoro per le mani e non se ne rende conto, in quel dei primi di giugno decisi di tagliare la mia chioma folta e bellissima. Portai alla parrucchiera una fotografia del taglio desiderato, chè non mi fido delle mie descrizioni. Non vi racconto la fase di taglio, perchè sarebbe angosciante come un film horror.
Esco dal salone e piango, mi lego i capelli e li scombino. Sembravo mia nonna, non scherzo. Volevo un taglio sbarazzino alla Cameron Diaz in "Tutti pazzi per Mary", mentre mi ritrovo ad assomigliare a un'ottantenne.
Come sia riuscita a non uccidere cruentemente la parrucchiera, non lo so.
Sta di fatto che, ripendandoci, mi è venuto in mente di scrivere una bella lettera di reclamo, e lì mi sono accorta di un dettaglio che avevo notato in alcuni miei clienti.
Il reclamo porta sempre con sè un astio tale per cui ci si inventa storie e si ingigantiscono i fatti.
Avevo infatti in mente di scrivere che la parrucchiera mi aveva trattata in modo scortese (non del tutto vero, però era molto sgodevole, quando tentavo di attaccare discorso mugugnava e ho avuto la sensazione che mi abbia tagliato male i capelli per questo motivo), che aveva avuto la ferma e consapevole intenzione di danneggiarmi perchè non le stavo simpatica e che, sul lato destro della chioma, aveva addirittura sforbiciato a caso (questo lo penso tuttora).
Ripensandoci, a lei forse non fregava un accidente del taglio che io volevo e ha semplicemente fatto male il suo lavoro.

Quando uso l'autobus, metto le cuffie e lascio liberi i pensieri. I quali, in questo caso particolare, si sono forse accaniti contro di me riportandomi alla mente uno dei momenti per me più difficili del 2009: il taglio dei capelli.
Come chi ha un tesoro per le mani e non se ne rende conto, in quel dei primi di giugno decisi di tagliare la mia chioma folta e bellissima. Portai alla parrucchiera una fotografia del taglio desiderato, chè non mi fido delle mie descrizioni. Non vi racconto la fase di taglio, perchè sarebbe angosciante come un film horror.
Esco dal salone e piango, mi lego i capelli e li scombino. Sembravo mia nonna, non scherzo. Volevo un taglio sbarazzino alla Cameron Diaz in "Tutti pazzi per Mary", mentre mi ritrovo ad assomigliare a un'ottantenne.
Come sia riuscita a non uccidere cruentemente la parrucchiera, non lo so.
Sta di fatto che, ripendandoci, mi è venuto in mente di scrivere una bella lettera di reclamo, e lì mi sono accorta di un dettaglio che avevo notato in alcuni miei clienti.
Il reclamo porta sempre con sè un astio tale per cui ci si inventa storie e si ingigantiscono i fatti.
Avevo infatti in mente di scrivere che la parrucchiera mi aveva trattata in modo scortese (non del tutto vero, però era molto sgodevole, quando tentavo di attaccare discorso mugugnava e ho avuto la sensazione che mi abbia tagliato male i capelli per questo motivo), che aveva avuto la ferma e consapevole intenzione di danneggiarmi perchè non le stavo simpatica e che, sul lato destro della chioma, aveva addirittura sforbiciato a caso (questo lo penso tuttora).
Ripensandoci, a lei forse non fregava un accidente del taglio che io volevo e ha semplicemente fatto male il suo lavoro.
Memo
Devo ricordarmi che il mio prossimo post s'intitolerà "Fenomenologia del reclamo".
Sì, quella situazione in cui volete scrivere una lettera piena di proteste. Ecco: ho notato alcune cose divertenti.

Sì, quella situazione in cui volete scrivere una lettera piena di proteste. Ecco: ho notato alcune cose divertenti.
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