venerdì 7 gennaio 2011

Cicatrici

Sono indecisa: che questa sia una grande paraculata? Definiamola pura speculazione e non pensiamoci più.

Notando in me pessimi cambiamenti interiori, mi sono chiesta che cosa mi abbia reso egoista, menefreghista, fredda e asociale. Indipendente lo sono sempre stata, ma qui si sfiora l'alienazione.

Questo Natale ho autotonamente deciso che non avevo voglia di fare auguri praticamente a nessuno e lo stesso è valso per il primo dell'anno (con telefonata della nonna risentita e giustamente sorda alle mie spiegazioni filosofiche), per non parlare della befana.
In ognuna di queste date ho sentito che fosse un giorno come un altro e non ho percepito un clima di festa, com'è invece successo in altre occasioni e persino in altri periodi dell'anno.

Mi chiedevo da dove venisse questa apatia e il mio graduale disinteresse per ogni cosa e non ho trovato risposta migliore che incolpare di tutto alcuni avvenimenti di qualche anno fa.

Ma non regge...

Ero una ragazza da balotta, oggi la balotta m'innervosisce.
Ero insicura ma aperta, oggi sono sicura di me e rigida (chiamasi "figadilegno" in alcuni dialetti ;-)

Non riesco a capire e tutto questo non mi piace.

sabato 27 novembre 2010

Ogni tanto guscio

Io a volte penso di non farcela. A fare cose semplici e banali che per altri sono quasi sempre piacevoli, persino.
A me sembra a volte di avere voglia solo di chiudermi nel guscio che ho abbandonato un po' di tempo fa forzatamente per esplorare il mondo come si conviene a una persona della mia età. Quel guscio che normalmente si abbandona in modo naturale crescendo e che io ho conservato troppo tempo oltre il tempo limite e la cui ombra adesso mi segue quasi ovunque, dovunque io vada sola.
Pur avendo un carattere che ama l'indipendenza, io spesso ho paura di fare le cose da sola. E invece di farle scappo e mi rimetto nel guscio come se potesse essere una giustificazione.
Non potrò fare così a lungo, sarebbe tempo di crescere eppure io sono già grande e cresciuta, solo a metà e non per intero.

mercoledì 10 novembre 2010

Volevo solo dire...

...che oggi ho fatto del mio meglio.
Ne sono fiera.
Non so se ho fatto tutto per bene, ma ci ho provato.

giovedì 4 novembre 2010

Fuori dal bozzolo

Provare, buttarsi.
Semplice per chi non è un ex maniaco del controllo totale, della tabellizzazione di qualsiasi elemento della vita - anche di quelli non collocabili in combinazioni di righe e colonne, dell'analisi della situazione in un nanosecondo per non essere mai impreparati.

Invece, da quello che capisco, il mondo funziona così, e così come non posso dirlo: se qualcuno, passando per caso, leggesse e spifferasse, chissà che percentuale di quello che volevo dire io arriverebbe ai destinatari dello spiffero!

Sta di fatto che non si può più fare la bimba impaurita che si rintana nell'angolino, bisogna sbocciare in una professionista con i controcoglioni, e qui si apre il dibattito: ma io, i controcoglioni, li ho?

Ho sempre detto - e pensato - di sì. Ma li confondevo con la mia capacità dialettica di piegare l'altro qualora fosse anche solo leggermente meno dialetticamente capace di me. Questa è, appunto, capacità dialettica di livello medio(cre).

Si tratta di intelligenza? Nemmeno, perchè quella ce l'hanno più persone di quanto non s'immagini, sebbene la maggior parte di esse nasconda i momenti intelligenti con quelli, ben più numerosi, in cui si lascia prendere da pulsioni emotive che ottundono (adoro questo verbo) lo slancio.

Una volta ritenevo non intelligente chi non sapeva scrivere perfettamente. Oggi so che era una cazzata da bozzolo. Cos'è una cazzata da bozzolo? È una di quelle idiozie, o anche solo convizioni, se vogliamo eliminare la connotazione negativa, che si hanno quando si vive la propria vita con i sensi ovattati dal bozzolo protettivo che si è costruito intorno a sè. E quindi, quando ne esci, sei stupito che esistano altre persone che conoscono quella parola, che amano quel cantante, che conoscono quel modo di dire; sei quasi stupito che altre persone esistano, e basta; ti stupisci di cose banalissime perchè le credevi appartenenti solo al tuo mondo, invece il mondo è di tutti.

Quindi, uscita dal bozzolo, dicevo: ehi, ma guarda, anche questo qui che non sa scrivere, che mette la virgola tra soggetto e predicato, tra predicato e complemento oggetto, che se dico "diatesi" dice "eh?", anche questo qui fa ragionamenti più intelligenti dei miei, e soprattutto sa stare al mondo meglio di me, e soprattutto lavora meglio di me.

Uscita dal bozzolo solo poco tempo fa, mi stupisco di così tante cose che mi appare tutto nuovo. Non è stupore da meraviglia, eh. È stupore da presunzione.

Tirare fuori le palle e ricacciare la presunzione, è il prossimo compito per casa.

domenica 31 ottobre 2010

Normalità

Mi serviva. Normale stanchezza, normale routine, normale susseguirsi emozionale tra ansia da ritardo in ufficio, ansia da cazziatone del capo, eccitazione da ritorno a casa e gioia di sedersi finalmente sul divano, cucinare un piatto di pasta, guardare insieme il telegiornale.

Cose normali, eccezionali perchè nuove.

Imparo molto, persino ad alzare un po' la testa, quando serve. Sto tarando la quantità di tensione emotiva necessaria per non esplodere e per non sembrare troppo blanda, allo stesso tempo.

venerdì 15 ottobre 2010

Writing is living, to me

STO SCRIVENDO. E MI PAGANO PER FARLO.
Neanche nei miei sogni più rosei...

L'azienda è bella, ha il coraggio di dare fiducia ai giovani. Il lavoro è bellissimo. E dire che l'ho trovato quando avevo quasi perso ogni speranza.

Ogni tanto ho il segreto desiderio di abbracciare i miei capi gridando "grazie, grazie!"

mercoledì 13 ottobre 2010

Semel in anno licet insanire

A volte fare una domanda, piuttosto che sforzarsi di sapere già la risposta, è liberatorio.
Non è sano comportarsi come se si sapesse già tutto e si fosse perfetti; è sempre meglio, e quando non è meglio è meno complicata, la sincerità di quello che si è, nel bene e nel male.
Mostrare entusiasmo e impegno, ma non finta - per forza - perfezione.

Sto cercando di dimostrare quanto mi piace il mio nuovo lavoro.

mercoledì 29 settembre 2010

Là sotto, da qualche parte

Ho dimenticato quasi tutte le parole delle canzoni dei Lacuna Coil.
E anche di altre.
Ma di "Nymphetamine Fix" non riesco a dimenticare un solo secondo.
Come quando ricordo alcuni fatti e mi prende il vuoto di stomaco, come se fossero successi 10 secondi fa.

Sono passati anni.

Sarebbe ora di tumulare il tutto. Ma non so uccidere, nemmeno metaforicamente.

sabato 25 settembre 2010

Welcome to my new life

Tutto è diverso, ora.
Ogni volta che questo blog ha cambiato aspetto, era perchè qualcosa cambiava fuori o dentro di me. Più spesso dentro.

Il blog, per me, è sempre stato una psicoterapia: parlavo, parlavo, parlavo e (a volte) capivo. Senza interlocutore, ma non importava, perchè mi bastava leggermi.

Ma il blog, per me, è sempre stato il cesso in cui vomitare dolore e sangue.

Anche in questo caso, mi basta leggermi per confermare quanto ho appena scritto. Basta sfogliare l'elenco delle categorie, nella colonna sinistra. Una gran depressione, pensandoci bene.

Al momento non ho dolore da riversare.
Ho sempre temuto che, essendo felice, avrei perso la profondità, l'acutezza, la sensibilità.

Invece non è stato così: sono solo più leggera.
Ho finalmente un lavoro che adoro, mi alzo la mattina volentieri, ho sempre intorno quel pazzerello del mio fidanzato aspirante calciatore.
Fumo una sigaretta al giorno e ho di nuovo voglia di scrivere.

lunedì 7 giugno 2010

Crollo dalle fondamenta e ricostruzione

Un tempo, scrivevo per esigenze di catarsi. E lo scrivere funzionava. Trovavo sempre il tempo per farlo e desideravo farlo.

Al momento non ho tempo, non ne trovo, non ho voglia di scrivere ciò che mi accade. Perchè, poi, sarà sempre qui, da leggere e ricordare. Come se non potessi più scrollarmi di dosso certe sensazioni e come se, scrivendole, diventassero eterne e concrete, materiali, come di legno o di vetro, ad esempio.

Un certo tipo di professione si è rivelata, per me, come la kryptonite per Superman.
In inglese si direbbe "simple as it is": non mi piace. Non ci sono motivazioni nascoste, psicoragioni che devo scoprire. Non-mi-piace; questo l'ho scoperto col tempo, ma ora lo so per certo. Ma non solo, e qui entrano in gioco gli psicodrammi.
Non solo non-mi-piace, e lo so benissimo anche senza darmi il tempo di crescere, provare, imparare; non solo, ma anche: mi crea delle reazioni emotive negativissime, come ansia perenne e panico, infelicità, costante sguardo al domani e alle attività sgradite che dovrò fare per molto, molto tempo, con conseguente mancato godimento dell'oggi e digressione nel futuro malato del mondo del lavoro, nel progressivo aumento della mia età inversamente proporzionale all'entusiasmo dei datori di lavoro che mi assumerebbero senza esperienza, and so on.

Un conto è voler sfidare se stessi e i propri limiti. Un conto è torturarsi ogni giorno, per dimostrare a se stessi che si è stati capaci di sfidare i propri limiti.
Non so dove sia il confine e non so a che punto di questo continuum io mi trovi al momento.

So per certo che torturarmi in questo modo mi ha inaridita, spenta, mi ha fatto mettere in dubbio me stessa, le mie conquiste, i miei meriti, le mie capacità, le mie certezze - persino quella, basilare, di essere una brava e valida persona: perchè una brava e valida persona svolge seriamente il proprio lavoro, qualsiasi esso sia e a qualsiasi livello di gradimento appartenga; una brava e valida persona ha senso del dovere e forza per non piangersi addosso, dunque supera brillantemente anche i momenti peggiori.

Fare ogni giorno qualcosa che non solo non-ti-piace, ma che odi, è quanto di più dannoso una persona possa fare contro se stessa.

Nessuno dovrebbe punirsi in questo modo.