Provare, buttarsi.
Semplice per chi non è un ex maniaco del controllo totale, della tabellizzazione di qualsiasi elemento della vita - anche di quelli non collocabili in combinazioni di righe e colonne, dell'analisi della situazione in un nanosecondo per non essere mai impreparati.
Invece, da quello che capisco, il mondo funziona così, e così come non posso dirlo: se qualcuno, passando per caso, leggesse e spifferasse, chissà che percentuale di quello che volevo dire io arriverebbe ai destinatari dello spiffero!
Sta di fatto che non si può più fare la bimba impaurita che si rintana nell'angolino, bisogna sbocciare in una professionista con i controcoglioni, e qui si apre il dibattito: ma io, i controcoglioni, li ho?
Ho sempre detto - e pensato - di sì. Ma li confondevo con la mia capacità dialettica di piegare l'altro qualora fosse anche solo leggermente meno dialetticamente capace di me. Questa è, appunto, capacità dialettica di livello medio(cre).
Si tratta di intelligenza? Nemmeno, perchè quella ce l'hanno più persone di quanto non s'immagini, sebbene la maggior parte di esse nasconda i momenti intelligenti con quelli, ben più numerosi, in cui si lascia prendere da pulsioni emotive che ottundono (adoro questo verbo) lo slancio.
Una volta ritenevo non intelligente chi non sapeva scrivere perfettamente. Oggi so che era una cazzata da bozzolo. Cos'è una cazzata da bozzolo? È una di quelle idiozie, o anche solo convizioni, se vogliamo eliminare la connotazione negativa, che si hanno quando si vive la propria vita con i sensi ovattati dal bozzolo protettivo che si è costruito intorno a sè. E quindi, quando ne esci, sei stupito che esistano altre persone che conoscono quella parola, che amano quel cantante, che conoscono quel modo di dire; sei quasi stupito che altre persone esistano, e basta; ti stupisci di cose banalissime perchè le credevi appartenenti solo al tuo mondo, invece il mondo è di tutti.
Quindi, uscita dal bozzolo, dicevo: ehi, ma guarda, anche questo qui che non sa scrivere, che mette la virgola tra soggetto e predicato, tra predicato e complemento oggetto, che se dico "diatesi" dice "eh?", anche questo qui fa ragionamenti più intelligenti dei miei, e soprattutto sa stare al mondo meglio di me, e soprattutto lavora meglio di me.
Uscita dal bozzolo solo poco tempo fa, mi stupisco di così tante cose che mi appare tutto nuovo. Non è stupore da meraviglia, eh. È stupore da presunzione.
Tirare fuori le palle e ricacciare la presunzione, è il prossimo compito per casa.
Da oggi "wildrealm" parla di come Vale abbia scoperto all'improvviso di non essere come pensava, e della sua ricerca della vera identità.
giovedì 4 novembre 2010
domenica 31 ottobre 2010
Normalità
Mi serviva. Normale stanchezza, normale routine, normale susseguirsi emozionale tra ansia da ritardo in ufficio, ansia da cazziatone del capo, eccitazione da ritorno a casa e gioia di sedersi finalmente sul divano, cucinare un piatto di pasta, guardare insieme il telegiornale.
Cose normali, eccezionali perchè nuove.
Imparo molto, persino ad alzare un po' la testa, quando serve. Sto tarando la quantità di tensione emotiva necessaria per non esplodere e per non sembrare troppo blanda, allo stesso tempo.
Cose normali, eccezionali perchè nuove.
Imparo molto, persino ad alzare un po' la testa, quando serve. Sto tarando la quantità di tensione emotiva necessaria per non esplodere e per non sembrare troppo blanda, allo stesso tempo.
venerdì 15 ottobre 2010
Writing is living, to me
STO SCRIVENDO. E MI PAGANO PER FARLO.
Neanche nei miei sogni più rosei...
Neanche nei miei sogni più rosei...
L'azienda è bella, ha il coraggio di dare fiducia ai giovani. Il lavoro è bellissimo. E dire che l'ho trovato quando avevo quasi perso ogni speranza.
Ogni tanto ho il segreto desiderio di abbracciare i miei capi gridando "grazie, grazie!"
mercoledì 13 ottobre 2010
Semel in anno licet insanire
A volte fare una domanda, piuttosto che sforzarsi di sapere già la risposta, è liberatorio.
Non è sano comportarsi come se si sapesse già tutto e si fosse perfetti; è sempre meglio, e quando non è meglio è meno complicata, la sincerità di quello che si è, nel bene e nel male.
Mostrare entusiasmo e impegno, ma non finta - per forza - perfezione.
Sto cercando di dimostrare quanto mi piace il mio nuovo lavoro.
Non è sano comportarsi come se si sapesse già tutto e si fosse perfetti; è sempre meglio, e quando non è meglio è meno complicata, la sincerità di quello che si è, nel bene e nel male.
Mostrare entusiasmo e impegno, ma non finta - per forza - perfezione.
Sto cercando di dimostrare quanto mi piace il mio nuovo lavoro.
mercoledì 29 settembre 2010
Là sotto, da qualche parte
Ho dimenticato quasi tutte le parole delle canzoni dei Lacuna Coil.
E anche di altre.
Ma di "Nymphetamine Fix" non riesco a dimenticare un solo secondo.
Come quando ricordo alcuni fatti e mi prende il vuoto di stomaco, come se fossero successi 10 secondi fa.
Sono passati anni.
Sarebbe ora di tumulare il tutto. Ma non so uccidere, nemmeno metaforicamente.
E anche di altre.
Ma di "Nymphetamine Fix" non riesco a dimenticare un solo secondo.
Come quando ricordo alcuni fatti e mi prende il vuoto di stomaco, come se fossero successi 10 secondi fa.
Sono passati anni.
Sarebbe ora di tumulare il tutto. Ma non so uccidere, nemmeno metaforicamente.
sabato 25 settembre 2010
Welcome to my new life
Tutto è diverso, ora.
Ogni volta che questo blog ha cambiato aspetto, era perchè qualcosa cambiava fuori o dentro di me. Più spesso dentro.
Il blog, per me, è sempre stato una psicoterapia: parlavo, parlavo, parlavo e (a volte) capivo. Senza interlocutore, ma non importava, perchè mi bastava leggermi.
Ma il blog, per me, è sempre stato il cesso in cui vomitare dolore e sangue.
Anche in questo caso, mi basta leggermi per confermare quanto ho appena scritto. Basta sfogliare l'elenco delle categorie, nella colonna sinistra. Una gran depressione, pensandoci bene.
Al momento non ho dolore da riversare.
Ho sempre temuto che, essendo felice, avrei perso la profondità, l'acutezza, la sensibilità.
Invece non è stato così: sono solo più leggera.
Ho finalmente un lavoro che adoro, mi alzo la mattina volentieri, ho sempre intorno quel pazzerello del mio fidanzato aspirante calciatore.
Fumo una sigaretta al giorno e ho di nuovo voglia di scrivere.
Ogni volta che questo blog ha cambiato aspetto, era perchè qualcosa cambiava fuori o dentro di me. Più spesso dentro.
Il blog, per me, è sempre stato una psicoterapia: parlavo, parlavo, parlavo e (a volte) capivo. Senza interlocutore, ma non importava, perchè mi bastava leggermi.
Ma il blog, per me, è sempre stato il cesso in cui vomitare dolore e sangue.
Anche in questo caso, mi basta leggermi per confermare quanto ho appena scritto. Basta sfogliare l'elenco delle categorie, nella colonna sinistra. Una gran depressione, pensandoci bene.
Al momento non ho dolore da riversare.
Ho sempre temuto che, essendo felice, avrei perso la profondità, l'acutezza, la sensibilità.
Invece non è stato così: sono solo più leggera.
Ho finalmente un lavoro che adoro, mi alzo la mattina volentieri, ho sempre intorno quel pazzerello del mio fidanzato aspirante calciatore.
Fumo una sigaretta al giorno e ho di nuovo voglia di scrivere.
lunedì 7 giugno 2010
Crollo dalle fondamenta e ricostruzione
Un tempo, scrivevo per esigenze di catarsi. E lo scrivere funzionava. Trovavo sempre il tempo per farlo e desideravo farlo.
Al momento non ho tempo, non ne trovo, non ho voglia di scrivere ciò che mi accade. Perchè, poi, sarà sempre qui, da leggere e ricordare. Come se non potessi più scrollarmi di dosso certe sensazioni e come se, scrivendole, diventassero eterne e concrete, materiali, come di legno o di vetro, ad esempio.
Un certo tipo di professione si è rivelata, per me, come la kryptonite per Superman.
In inglese si direbbe "simple as it is": non mi piace. Non ci sono motivazioni nascoste, psicoragioni che devo scoprire. Non-mi-piace; questo l'ho scoperto col tempo, ma ora lo so per certo. Ma non solo, e qui entrano in gioco gli psicodrammi.
Non solo non-mi-piace, e lo so benissimo anche senza darmi il tempo di crescere, provare, imparare; non solo, ma anche: mi crea delle reazioni emotive negativissime, come ansia perenne e panico, infelicità, costante sguardo al domani e alle attività sgradite che dovrò fare per molto, molto tempo, con conseguente mancato godimento dell'oggi e digressione nel futuro malato del mondo del lavoro, nel progressivo aumento della mia età inversamente proporzionale all'entusiasmo dei datori di lavoro che mi assumerebbero senza esperienza, and so on.
Un conto è voler sfidare se stessi e i propri limiti. Un conto è torturarsi ogni giorno, per dimostrare a se stessi che si è stati capaci di sfidare i propri limiti.
Non so dove sia il confine e non so a che punto di questo continuum io mi trovi al momento.
So per certo che torturarmi in questo modo mi ha inaridita, spenta, mi ha fatto mettere in dubbio me stessa, le mie conquiste, i miei meriti, le mie capacità, le mie certezze - persino quella, basilare, di essere una brava e valida persona: perchè una brava e valida persona svolge seriamente il proprio lavoro, qualsiasi esso sia e a qualsiasi livello di gradimento appartenga; una brava e valida persona ha senso del dovere e forza per non piangersi addosso, dunque supera brillantemente anche i momenti peggiori.
Fare ogni giorno qualcosa che non solo non-ti-piace, ma che odi, è quanto di più dannoso una persona possa fare contro se stessa.
Nessuno dovrebbe punirsi in questo modo.
Al momento non ho tempo, non ne trovo, non ho voglia di scrivere ciò che mi accade. Perchè, poi, sarà sempre qui, da leggere e ricordare. Come se non potessi più scrollarmi di dosso certe sensazioni e come se, scrivendole, diventassero eterne e concrete, materiali, come di legno o di vetro, ad esempio.
Un certo tipo di professione si è rivelata, per me, come la kryptonite per Superman.
In inglese si direbbe "simple as it is": non mi piace. Non ci sono motivazioni nascoste, psicoragioni che devo scoprire. Non-mi-piace; questo l'ho scoperto col tempo, ma ora lo so per certo. Ma non solo, e qui entrano in gioco gli psicodrammi.
Non solo non-mi-piace, e lo so benissimo anche senza darmi il tempo di crescere, provare, imparare; non solo, ma anche: mi crea delle reazioni emotive negativissime, come ansia perenne e panico, infelicità, costante sguardo al domani e alle attività sgradite che dovrò fare per molto, molto tempo, con conseguente mancato godimento dell'oggi e digressione nel futuro malato del mondo del lavoro, nel progressivo aumento della mia età inversamente proporzionale all'entusiasmo dei datori di lavoro che mi assumerebbero senza esperienza, and so on.
Un conto è voler sfidare se stessi e i propri limiti. Un conto è torturarsi ogni giorno, per dimostrare a se stessi che si è stati capaci di sfidare i propri limiti.
Non so dove sia il confine e non so a che punto di questo continuum io mi trovi al momento.
So per certo che torturarmi in questo modo mi ha inaridita, spenta, mi ha fatto mettere in dubbio me stessa, le mie conquiste, i miei meriti, le mie capacità, le mie certezze - persino quella, basilare, di essere una brava e valida persona: perchè una brava e valida persona svolge seriamente il proprio lavoro, qualsiasi esso sia e a qualsiasi livello di gradimento appartenga; una brava e valida persona ha senso del dovere e forza per non piangersi addosso, dunque supera brillantemente anche i momenti peggiori.
Fare ogni giorno qualcosa che non solo non-ti-piace, ma che odi, è quanto di più dannoso una persona possa fare contro se stessa.
Nessuno dovrebbe punirsi in questo modo.
mercoledì 26 maggio 2010
Imbavagliatemi
Se esiste qualcuno che mi legge, promuovo un'iniziativa. Iscriviamoci a gruppi Facebook, tweetiamo su Twitter, ma scriviamo anche un bel post sul blog contro il bavaglio!
Ecco il mio, postato su Facebook in versione tagliata per brevità imposta:
Il bavaglio: uno specchio per le allodole di chi grida alla privacy del privato cittadino, in realtà un bieco tentativo di agenda setting. Questa è la mia opinione di cittadina di uno stato la cui costituzione recita "Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure".
Ecco il mio, postato su Facebook in versione tagliata per brevità imposta:
Il bavaglio: uno specchio per le allodole di chi grida alla privacy del privato cittadino, in realtà un bieco tentativo di agenda setting. Questa è la mia opinione di cittadina di uno stato la cui costituzione recita "Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure".
martedì 25 maggio 2010
Un giorno riderò
Fumo
per non pensare
all'aria che devo respirare.
Mentre dormo
mi gratto via le gambe
per grattare via il dolore.
Non amo e non gioisco.
Mi punisco.
Per non essere riuscita
a controllare ciò che mi accadeva.
Per non aver determinato il mio presente.
Per aver lasciato gli eventi
liberi di correre e giocare.
Per non aver mai creduto di potere.
Per aver sempre voluto tanto, troppo.
Un giorno riderò di tutto questo.
per non pensare
all'aria che devo respirare.
Mentre dormo
mi gratto via le gambe
per grattare via il dolore.
Non amo e non gioisco.
Mi punisco.
Per non essere riuscita
a controllare ciò che mi accadeva.
Per non aver determinato il mio presente.
Per aver lasciato gli eventi
liberi di correre e giocare.
Per non aver mai creduto di potere.
Per aver sempre voluto tanto, troppo.
Un giorno riderò di tutto questo.
mercoledì 5 maggio 2010
Come fabbricare da sè il proprio pelo sullo stomaco
Devo prendere qualche minuto di pausa dalla mia nuova attività lavorativa che inaspettatamente mi stimola. Devo prenderlo perchè la mia attività ti porta a contatto con la più varia umanità e quindi, quasi automaticamente, con alcuni elementi non gradevoli.
Ma l'educazione, dico?
Detto ciò.
La professione che ho appena intrapreso porta chiunque a veder crescere, nel proprio stomaco, una bella e folta peluria, il che è decisamente ciò che serve a me che, invece, mi nasconderei dietro a un dito per qualsiasi cosa.
Eh, l'ansioso patologico fa così. Evita.
Io, invece, devo imparare a non evitare, perchè sto alimentando una certa insana creatività nell'architettare complessissimi e rocamboleschi piani alternativi, pur di non affrontare ciò che c'è dritto davanti a me.
Quindi ho deciso, sfruttando la scia di cambiamenti in corso nella mia vita, di incanalare tale creatività diversamente.
Ho acquistato un manuale di scrittura creativa e ne sto svolgendo gli esercizi, passo passo.
Vediamo un po' cosa posso imparare, vediamo un po' cosa ne esce fuori.
Ma l'educazione, dico?
Detto ciò.
La professione che ho appena intrapreso porta chiunque a veder crescere, nel proprio stomaco, una bella e folta peluria, il che è decisamente ciò che serve a me che, invece, mi nasconderei dietro a un dito per qualsiasi cosa.
Eh, l'ansioso patologico fa così. Evita.
Io, invece, devo imparare a non evitare, perchè sto alimentando una certa insana creatività nell'architettare complessissimi e rocamboleschi piani alternativi, pur di non affrontare ciò che c'è dritto davanti a me.
Quindi ho deciso, sfruttando la scia di cambiamenti in corso nella mia vita, di incanalare tale creatività diversamente.
Ho acquistato un manuale di scrittura creativa e ne sto svolgendo gli esercizi, passo passo.
Vediamo un po' cosa posso imparare, vediamo un po' cosa ne esce fuori.
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