questa mattina, allegra come una fresca scolaretta, sorridente come una fotografia, mi siedo sull'autobus e inizio a leggere il mio libro, pensando che amo i libri di psicologia perchè mi mettono di buonumore.
senonchè, verso metà di via mazzini, un puzzo di sporco stantio inizia a mozzarmi il fiato. puzzo di barbone, fetore assassino, per intenderci, fortissimo, a tal punto che ogni respiro è per me un conato di vomito. inizia bene, la giornata!
mi volto verso il mio vicino di posto, disperata perchè l'alternativa è non respirare; è vero che ha il capello lunghetto e scompigliato, ma ha anche un ipod nelle orecchie, le mani pulite, vestiti normali e puliti anche loro. il puzzo insopportabile continua, però, mi entra nelle narici, e non mi fermo tanto a riflettere perchè devo concentrarmi sul non vomitare.
a un certo punto, siamo in via san vitale, il puzzo inizia a calare e poi smette... grazieeee! però il mio vicino è ancora lì... potrete immaginare come mi sia sentita una merda nell'aver pensato che fosse lui ad emanare quel fetore.
ma il viaggio non era mica finito...
al puzzo di sostituisce, qualche fermata dopo, il non-plus-ultra del tamarro.
lui più lei più lei, ovvero
ragazzo con taglio di capelli assurdo tutto ingellato occhiali a mascherina che gli coprono anche il mento, camicia, pantalone basso sul sedere, abbigliamento tutto sommato finto chic,
più
fidanzata di lui, ragazza con la gomma in bocca che mastica
finemente, coda di cavallo, bustino aderente sopra al lupetto nero, pantaloni a vita bassissima con mezzo culo di fuori, altezza da stangona e addominale bello tonico,
più
amica di lei, bassina e grossettina, che ne sembra la riserva e sicuramente le fa da scudiero.
a ciò si aggiunge che qualche sedile più avanti c'era un gruppo di ragazzine liceali che parlava dell'occupazione.
"cccccioè io mica sto facendo fuga amore, c'è occupazione!" "senti, guarda che ti facco diventare bella!" "cccccioè ma cosa credi... scendo in piazza otto agosto".
la squadra dei tamarri, come colui che vede la pagliuzza nell'occhio altrui ma non la trave nel proprio, commentava, osservando i dialoghi delle ragazzine: "ci sarà speranza per loro? saranno irrecuperabili?"
rimpiango il motorino.