lunedì 1 febbraio 2010

Be stupid

Segnalo un'analisi critica e interessante della campagna stampa di Diesel, sul blog della mia ex professoressa di Semiotica Giovanna Cosenza: cliccate qui.

domenica 31 gennaio 2010

Fenomenologia del reclamo

Quando devo andare in centro, da brava cittadina e persona piena di senso civico, uso l'autobus (non è vero, lo ammetto. Non si può entrare in centro in auto e comunque non sono una persona che ama impazzire alla ricerca di un parcheggio).
Quando uso l'autobus, metto le cuffie e lascio liberi i pensieri. I quali, in questo caso particolare, si sono forse accaniti contro di me riportandomi alla mente uno dei momenti per me più difficili del 2009: il taglio dei capelli.
Come chi ha un tesoro per le mani e non se ne rende conto, in quel dei primi di giugno decisi di tagliare la mia chioma folta e bellissima. Portai alla parrucchiera una fotografia del taglio desiderato, chè non mi fido delle mie descrizioni. Non vi racconto la fase di taglio, perchè sarebbe angosciante come un film horror.
Esco dal salone e piango, mi lego i capelli e li scombino. Sembravo mia nonna, non scherzo. Volevo un taglio sbarazzino alla Cameron Diaz in "Tutti pazzi per Mary", mentre mi ritrovo ad assomigliare a un'ottantenne.
Come sia riuscita a non uccidere cruentemente la parrucchiera, non lo so.
Sta di fatto che, ripendandoci, mi è venuto in mente di scrivere una bella lettera di reclamo, e lì mi sono accorta di un dettaglio che avevo notato in alcuni miei clienti.
Il reclamo porta sempre con sè un astio tale per cui ci si inventa storie e si ingigantiscono i fatti.
Avevo infatti in mente di scrivere che la parrucchiera mi aveva trattata in modo scortese (non del tutto vero, però era molto sgodevole, quando tentavo di attaccare discorso mugugnava e ho avuto la sensazione che mi abbia tagliato male i capelli per questo motivo), che aveva avuto la ferma e consapevole intenzione di danneggiarmi perchè non le stavo simpatica e che, sul lato destro della chioma, aveva addirittura sforbiciato a caso (questo lo penso tuttora).
Ripensandoci, a lei forse non fregava un accidente del taglio che io volevo e ha semplicemente fatto male il suo lavoro.

Memo

Devo ricordarmi che il mio prossimo post s'intitolerà "Fenomenologia del reclamo".
Sì, quella situazione in cui volete scrivere una lettera piena di proteste. Ecco: ho notato alcune cose divertenti.

lunedì 21 dicembre 2009

riflessioni sparse:

- vorrei essere un tipo di persona che non sono. Mi piacerebbe tanto, ma non lo sono. Più mi sforzo e più mi pesa, eppure farsi accettare richiede questo. Richiede questo? Sono io strana, particolare?

- dove c@#§o sono gli spargisale? É mai possibile che una grande città sia congestionata in questo modo? Oltre agli spargisale: e gli spalatori? Possibile che due giorni dopo la grande nevicata le strade siano ancora occupate per due terzi da neve, con le automobili collocate in (dis)ordine sparso qua e là? Dov'è l'amministrazione comunale, o chi per lei?
Mica pretendo le strade vuote. Con tutta la disoccupazione che c'è, pagare per qualche giorno disoccupati che liberino le strade dalla neve sarebbe una cattiva idea?

- mi impiglio nei miei dubbi. Con la paura di affermare una certezza su di me e apparire presuntuosa, di dire qualcos'altro e avere il dubbio aver esagerato in toni o intenzioni, alla fine non dico mai quasi nulla di quello che penso davvero. Come mi sono già spesso chiesta in questo blog: affermare la propria consapevolezza di sè, quando si tratta di pregi, dove confina con la presunzione e la supponenza?

Con ciò vi saluto.

venerdì 11 dicembre 2009

What if...

Odio quando qualcuno fa vacillare le mie (poche) certezze. Siccome sono poche, appunto.
Sono poche anche le volte in cui cerco di impormi o di affermare, quantomeno di non far affondare, la mia idea. Perchè ne sono così convinta che, se sei tanto arrogante da non prenderla nemmeno in considerazione, non vale la pena discuterne con te.
Dunque, checchè mi si dica, questa volta non ho fatto nulla di male se non essere eccessivamente disponibile e sperare che questo gesto fosse ricambiato (Tranquillo è morto inculato, come tutti sanno... anche BuonoEGentile è morto inculato, ma non tutti lo sanno).
Siccome bisogna sempre prima guardare nel proprio giardino e poi criticare quello altrui, idea su cui concordo, sono qui per dire: "Miseriaccia, ho già pulito, diserbato, riqualificato, spolverato, ricoltivato il mio giardino e adesso sto fucking criticando quello degli altriii!!" (essere anglofona, alla Debra Morgan, mi aiuterebbe a evitare frasi cacofoniche come quella che precede).
Detto questo, mi è sorto un terribile dubbio.
Sono sempre stata secchioncella, quantomeno studiosa per prendere il bel voto, quante ore di studio non importava purchè il risultato fosse confortante come lo desideravo. Puntualmente ottenevo quello che volevo.
Cosa mi succede adesso? Io non ho voglia di lavorare. Sono una che non ha voglia di lavorare?
Preferisco sempre la vacanza al lavoro, il che è piuttosto ovvio, ma per capire il mio caso provate a esasperare il concetto. Io vivo nell'attesa delle vacanze, ecco. O del weekend.
Un tempo ero studiosa e mettevo tutto il mio impegno e mi piaceva perchè mi faceva sentire a posto con la coscienza, soddisfatta di me, in pieno controllo della situazione.
Non sarò mica cresciuta come una che non ha voglia di fare un cazzo, vero?

sabato 5 dicembre 2009

Ponte, bridge, holiday?

Come e quanto la semplice sostituzione di una batteria al litio possa cambiare le mie abitudini è una recente e piacevole scoperta.
Finalmente weekend, coccole e silenzio. Detesto parlare con i clienti - preferisco lavorare tutto il giorno da sola!
Naturalmente, siccome tutto il mondo fa il ponte, la mia professione non prevede vacanze mai.
Ma va bene così, se devo essere punita per qualcosa va bene che almeno mi paghino, per quanto la remunerazione sia una miseria.
Non sono già ubriaca "di prima mattina". Devo però evitare che i pensieri escano senza essere ricordati, quindi li scrivo quando emergono.

martedì 1 dicembre 2009

Life sucks.

Come da oggetto, il mio senso di ingiustizia è prepotentemente tornato a galla ricordandomi che ogni cosa che non va bene nella mia vita non dipende da me. Su nessuna ho controllo o possibilità di agire che cambino la situazione.
Il che, chiariamo, non è che lo pensi io in quanto povera vittima di ingiustizia. Il ragionamento è frutto di numerosi brainstorming con me stessa a base di "cosa faccio, cosa faccio, cosa faccio per non stare con le mani in mano e dire che almeno ho tentato?".
Ma cosa faccio contro:
- la mancanza di denaro sufficiente ad andarmene di casa;
- un divorzio non mio le cui conseguenze continuano a perseguitarmi e ferirmi;
- la situazione critica del mondo del lavoro, in cui non c'è spazio per figure come la mia;
- la mancanza di una casa in cui andare una volta uscita di casa e il divieto - imposto - di fare un mutuo (e quindi che faccio?).
Se questo è vittimismo.

lunedì 12 ottobre 2009

Càpita

Capitano queste giornate in cui esci dall'ufficio dicendo "vado che ha smesso di piovere, prima che torni giù il diluvio" e, immediatamente dopo aver chiuso la portiera dell'auto, inizia il secondo diluvio universale, che ha pensato - bene - di risparmiarti per UN secondo.
Capita poi che entrino in agenzia due persone che quel giorno hanno bisogno esattamente di ciò che tu vuoi vendere loro quindi, senza alcuno sforzo, vendi l'invendibile.
(Purtroppo) domani è un altro giorno!

sabato 10 ottobre 2009

Dancer on the bus

Ieri mi è successo questo: ero in autobus con la solita musica a palla nelle orecchie ed è capitato Micheal, con una della sue più belle canzoni, "Beat it". Memore dei numerosi flashmob in suo onore visti online, il mio piede ha iniziato a battere il tempo, passando la vibrazione anche alla gamba, poi al fianco, poi alle braccia che accennavano appena appena i movimenti della coreografia...
Per non ballare in modo scatenato su un mezzo pubblico pieno di gente, ho dovuto trattenermi con tutte le mie forze.
Lo stesso mi è successo più tardi con "Poker Face", ma questa volta ho fatto più fatica.
Sono matta.

venerdì 2 ottobre 2009

Ricettina: ZUPPA DI PORCINI LEGGERA

Siccome ho casualmente in casa una fornitura vitalizia di porcini, devo trovare un modo sempre nuovo per mangiarli, altrimenti mi sparo. Oggi mi sono inventata una zuppa di porcini: ne cercavo la ricetta ma in ognuna di quelle che trovavo qualcuno degli ingredienti mi mancava.

Inoltre aborro la panna da cucina - anche quando sono costretta a usarla preparo un surrogato dietetico - quindi ho optato per una soluzione più originale.

Ho appena postato la ricetta su cooker.net - quindi: staff di cooker, è la mia ricetta, non la sto copiando! Eccola di seguito. Ah: dal momento che a pranzo sono quasi sempre sola, le mie ricette sono tutte... monoporzione. Gli ingredienti sono per una sola persona!

Cosa serve:
  • 100 gr di funghi porcini surgelati
  • 1 scalogno piccolo
  • 1 spicchio d'aglio
  • 1 patata piccolina
  • brodo vegetale
  • olio e.v.o.
  • pepe nero macinato
  • a piacere: crostini di pane o pastina da brodo corta

  • Preparare un trito finissimo di scalogno e aglio e metterlo con l'olio e.v.o. in una casseruola alta almeno 10 cm.
    Aggiungere pochissima acqua e coprire la pentola, quindi far andare a fuoco medio.

    Tagliare la patatina a fettine sottolissime e lessarla in acqua bollente per una decina di minuti.

    Quando lo scalogno è imbiondito e ammorbidito, aggiungere i funghi, ricoprire la pentola e cuocere per qualche altro minuto, poi aggiungere il brodo (poco o molto a seconda che vogliate ottenere una zuppa più o meno liquida).

    Quando la patata è completamente lessata, scolarla e metterla in un contenitore alto e stretto insieme a una parte dei funghi che avrete tolto dalla pentola con un mestolo e un po' di brodo, quindi frullare con il minipimer.
    Rimettere la crema ottenuta nella pentola mescolando bene e far cuocere per un'altra decina di minuti aggiustando di sale e pepe.

    Mentre la cottura termina, potete cuocere dei crostini o della pastina, da aggiungere a vostro piacere.
    Buon appetito!